La farmacia, una scienza antica come l’uomo

farmacia preistorica

L’origine della farmacia è talmente remota da confondersi con il mito.

L’utilizzo di rimedi quali piante e minerali per sconfiggere le malattie risale al periodo preistorico e non è prerogativa della sola specie umana: anche altri animali cercano di “curarsi” (lo si può osservare agevolmente nei cani che spesso mangiano l’erba per alleviare dolori addominali).

L’uomo, probabilmente proprio partendo dall’osservazione dei rimedi messi in atto a livello istintivo dagli animali malati, riuscì lentamente a valutare l’utilità e la pericolosità di ciò che lo circondava.

È curioso notare come le pratiche farmaceutiche primitive, non solo siano state utilizzate per migliaia di anni, ma non siano nemmeno oggi completamente scomparse presso alcune popolazione ed in alcuni elementi caratteristici della medicina tradizionale.

La cura della malattia si mescola, nella notte dei tempi, all’invocazione dell’aiuto di dei o spiriti. Essa è vista quale un elemento da estirpare dal corpo del paziente attraverso rituali di purificazione ed espulsione.

La prima evidenza concreta di pratiche di guarigione risale all’età del Rame (tra il 3.300 3 il 3.200 a.C) e si trova nei resti splendidamente conservati dell’uomo di Similaun, sul cui corpo si possono osservare una serie di “tatuaggi terapeutici”, eseguiti con un colorante ottenuto dalla fuliggine, e realizzati in corrispondenza di aree del corpo in cui l’uomo soffriva di artrite.

Questa pratica medica e la stessa scelta farmaceutica è stata poi riscontrata in alcune mummie della siberia risalenti al V/ IV secolo a.C.

agopunturaOggi, tecniche simili, sono ancora utilizzate nella medicina tradizionale cinese attraverso la più che nota pratica dell’agopuntura.

 

 

 

 

 

 

 

Il vero passo avanti verso una forma di farmacopea è stato identificato nei resti di una donna del Perù risalenti a 1000 anni fa. Su questo corpo sono stati rinvenuti due tipi di tatuaggi diversi, curativi ed estetici, eseguiti con pigmenti contenenti ingredienti specifici: unicamente fuliggine per i tatuaggi decorativi ed una miscela di erbe per quelli terapeutici. Il “farmaco” era stato prodotto schiacciando le erbe in un mortaio, strumento che gli scienziati considerano essere stato il primo utilizzato per la preparazione dei medicamenti.

Per la prima volta l’uomo dimostrava di saper utilizzare sostanze particolari per curare alcune malattie, dando origine ad una forma di sapere da tramandare di padre in figlio all’interno di ristretti gruppi di persone scelte per essere iniziate ai misteri della guarigione.

Lentamente l’uomo primitivo inizia a separare le piante buone da quelle nocive, si cura le ferite applicando sostanze antisettiche, tenta le prime procedure chirurgiche (ci sono molti reperti che indicano che i pazienti avevano subito la trapanazione del cranio).

Terapie e magia si fondono per non riuscire mai più a separarsi del tutto.

Intorno al 4.200 a.C, con l’invenzione della scrittura, alcune popolazioni, tra cui Sumeri,  Assiro-Babilonesi, Egizi, Cretesi, Micenei e Cinesi, iniziarono a tramandare il sapere farmaceutico in modo continuativo, lasciando a noi testimonianze concrete dell’evoluzione della farmacia nella storia.

Il testo più antico di farmacopea risale al 2.700 a.C. ed è la tavoletta di Ur, ritrovata a Nippur, una città della Mesopotamia culla della prima forma di medicina empirica.

In questa città si sviluppò una vera e propria scuola di medicina e sono stati ritrovati molti testi in cui si parla di rimedi provenienti da piante lavorate dai “farmacisti”.

Di seguito riportiamo il contenuto della tavoletta di Ur, interessante perché riporta indicazioni precise per il farmacista, circa la preparazione dei medicamenti, e per il malato, circa le modalità d’uso…

Impacchi:

  • Polverizzare i rami della pianta spina e semi del duashbur, versare la birra diluita sopra, strofinare con olio vegetale e fissare la pasta sopra il punto malato come un impiastro.
  • Polverizzare fango di fiume, XXX con acqua, strofinare con petrolio greggio, e fissare come un impiastro.
  • Polverizzare le radici dell’albero di XXX e bitume secco di fiume, versare della birra sopra, strofinare con olio, fissare come un impiastro.

Rimedi Interni

  • Versare la birra forte sulla resina della pianta di XXX; sciogliere sul fuoco, mescolare questo liquido in olio di bitume di fiume, dare a bere all’ammalato.
  • Polverizzare due semplici, dissolverli nella birra, affinché il malato li possa bere.

Rimedi Vari

  • Setacciate e lavorare insieme: guscio di tartaruga, naga germogliata e senape; lavare il punto malato con birra di qualità e acqua calda; fregare ogni singolo punto con la miscela impastata; dopo il lavaggio, strofinare con olio vegetale e ricoprire con polvere di abete.
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